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- ELETTRONICA OGGI 431 - OTTOBRE 2013
costi diretti e ai materiali aggiuntivi, la necessità di un ulteriore raffredda-
mento rappresenta un limite per la libertà del progettista. Un alimentatore
di potenza più elevata sarà caratterizzato da ingombri maggiori. Di conse-
guenza, all’interno del package è necessario “comprimere” più elementi, il
che rappresenta un limite per la libertà dei progettisti.
A questo punto è utile sottolineare il fatto che bisognerebbe far ricorso a
un alimentatore più piccolo per ridurre la potenza complessiva utilizzata.
Tradurre in pratica questa affermazione non è un compito banale. In molti
progetti il rapporto tra il carico di picco e il carico tipico è molto elevato:
rapporti di 2:1 o 3:1 sono molto comuni. Di conseguenza, anche se l’alimen-
tatore è dimensionato in maniera adeguata per gestire il carico massimo
effettivo, per la maggior parte del tempo l’unità funzionerà in una zona di
scarsa efficienza.
Un’opzione è rappresentata dall’uso di un alimentatore più piccolo, che
possa quindi funzionare nella zona di maggiore efficienza per un tempo
maggiore e di un booster ausiliario, un supercondensatore o un’altra
sorgente di potenza temporanea da sfruttare nelle condizioni di carico
di picco. L’impiego di questi booster provoca nuovi problemi in fase di
progetto – in termini di commutazione rispetto al carico e di risposta com-
plessiva ai transitori di carico. Quindi, per evitare di sovra-specificare
l’alimentatore o rischiare di complicare il progetto, è bene assicurarsi che
il valore del carico massimo del sistema sia più prossimo possibile a quello
del carico tipico.
Scegliendo con cura la famiglia di prodotti da utilizzare possibile adattare
in maniera ottimale l’alimentatore al sistema. Parecchi costruttori di alimen-
tatori AC/DC mettono a disposizione famiglie composte da unità molto simili
tra loro che differiscono solamente in termini di potenza in modo da con-
sentire all’utilizzatore di adattare le dimensioni dell’alimentatore al carico
con una potenza in eccesso non molto elevata. Per esempio gli alimentatori
AC/DC della serie XL di N2Power sono disponibili con valori di potenza
nominale di 125, 160, 275 e 375W. Si tenga presente che le unità con valori
nominali non molto dissimili tra loro differiscono solamente in termini di
potenza nominale, mentre dimensioni fisiche e connettori sono uguali: in
questo modo è possibile rimpiazzare senza problemi l’unità attualmente in
uso nel caso l’applicazione richieda una potenza differente: gli alimentatori
XL126 e XL160 di N2Power (Figg. 2a e 2b), ad esempio, sono caratterizzati
dai medesimi ingombri (7,5 x 12,5 cm).
Oltre l’efficienza
Nella scelta di un alimentatore, oltre all’efficienza, gli altri fattori da tenere
in considerazione sono intervallo di temperatura operativa, regolazione
della linea/del carico, tipo di protezione, ridondanza e I/O.
La temperatura è un parametro importante. Un alimentatore specificato
per operare a temperature più elevate sarà generalmente più costoso ma
i requisiti in termini di raffreddamento per il sistema target saranno meno
severi. Oltre a quella massima, è necessario tenere in considerazione la
temperatura minima. Nel caso l’applicazione richieda l’avviamento a tem-
perature inferiori allo zero sarà necessario ricorrere a un’unità capace di
operare in un intervallo di temperatura esteso.
Un altro elemento da tenere presente sono i mercati di destinazione. Nel
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