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P

ochi giorni dopo aver rice-

vuto il benestare del Commit-

tee on Foreing Investments

per la cessione dell’attività di

produzione di circuiti integrati

a

GlobalFoundries

(lo spin-off

di

AMD

in parte finanziato da

investitori degli Emirati Arabi

Uniti),

IBM

ha voluto dare un

forte segnale di presenza an-

nunciando la realizzazione di

chip con transistor al nodo dei

7 nn.

L’impresa, pubblicizzata lo

scorso 9 luglio, è stata com-

piuta con il contributo dell’al-

leanza che, sotto il nome

di

Common Platform

, riuni-

sce GlobalFoundries, IBM e

Samsung .

Giusto un anno fa

Big Blue aveva annunciato un

investimento da 3 miliardi di

dollari, distribuito su un arco di

cinque anni, per l’affinamento

della scienza dei materiali e

delle tecnologie necessarie a

raggiungere e oltrepassare il

nodo dei 7 nm.

I wafer da 300 mm che ospi-

tano gli integrati con transistor

FinFET realizzati con il pro-

cesso da 7 nm sono stati pro-

dotti nei laboratori del

College of Nanoscale Science and En- gineering (CNSE)

del

Politec- nico dell’Università dello Stato di New York (SUNY Poly)

. Due

sono gli strappi macroscopici

rispetto al passato: il passag-

gio a SiGe come materiale per

il canale dei FET, e il ricorso

alla litografia EUV (Extreme

UltraViolet), abbinata a una

tecnica multi-patterning auto-

allineante (SAQR, Self-Alig-

ned Quadruple Patterning),

per la delimitazione di geome-

trie a una scala così spinta.

Utilizzando una lega di sili-

cio e germanio per i canali

dei transistor si incrementa

la mobilità degli elettroni così

da permettere il passaggio di

correnti idonee anche quando

il canale è spesso solo una

manciata di atomi. Il solo sili-

cio, infatti, inizia ad avere pro-

blemi in questo senso quando

lo spessore del canale scen-

de al di sotto dei 10 nm e la

scelta di SiGe come alterna-

tiva è una scelta prevedibile

che probabilmente troverà

riscontro anche nei processi

messi a punto dagli altri due

massimi attori in questa are-

na:

Intel

e

TSMC .

Più delicato è il discorso sulla

litografia EUV, la cui applica-

zione nei processi per la produ-

zione di massa è stata a lungo

ritardata per le numerose com-

plicazioni di implementazione

e gli alti costi associati. Si trat-

ta di una tecnologia più volte

data per imminente ma che si

è finora rivelata elusiva. Se i

ricercatori di GlobalFoundries,

IBM e Samsung, grazie anche

agli investimenti multimiliardari

pianificati l’anno scorso, hanno

effettivamente trovato il modo

di portare la litografia EUV

fuori dai laboratori di ricerca

e dentro gli impianti di produ-

zione di massa, a Santa Clara

(dove si lotta contro i difetti del

nodo a 10 nm) qualcuno do-

vrebbe iniziare a preoccuparsi.

Dobbiamo tuttavia sottolineare

il “se”: le stime più ottimistiche

per la messa in produzione dei

chip al nodo 7 nm parlano di

2017-2018, segno che ci sono

ancora diversi ‘dettagli’ da de-

finire. Gli osservatori più pes-

simisti, dal canto loro, faticano

a vedere la litografia EUV (con

lunghezze d’onda da 13,5 nm)

a pieno regime prima della fine

del decennio.

Resta comunque il fatto che le

aziende dalla Common Plat-

form sono riuscite a produrre

un prototipo di circuito integra-

to al nodo dei 7 nm e che IBM,

nonostante abbia abbandonato

il ruolo attivo nella produzione

di circuiti integrati, continua ad

esercitare il suo peso sull’evo-

luzione delle tecnologie elettro-

niche. Come ha sempre fatto

da decenni a questa parte, Big

Blue sta semplicemente cre-

ando le condizioni migliori per

perseguire la linea di business

che ritiene essere più proficua.

I processori di prossima gene-

razione troveranno infatti posto

nei server e nei sistemi di sto-

rage che serviranno a spingere

l’attuale core business di IBM:

Cloud Computing e Big Data. I

grattacapi per Intel potrebbero

invece arrivare da AMD,

Bro- adcom

e

Qualcomm

, già in fila

per avere i chip che usciranno

dagli stabilimenti di Global-

Foundries.

EON

ews

n

.

588

-

luglio

/

agosto

2015

3

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Big Blue mette le mani avanti sui processori

di prossima generazione mettendo a punto un

prototipo al nodo dei 7 nm

IBM a quota 7

(nm)

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Foto IBM