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57 • settembre • 2015

hardware

|

IoT

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cloud è ridotta e il tempo non rappresenta un

elemento critico. Nel caso invece un sistema pre-

veda il trasferimento in tempo reale di video con

risoluzione 4k provenienti da più telecamere, le

limitazioni intrinseche di Internet rappresenta-

no sicuramente un problema.

Virtualizzazione:

alcune considerazioni

I requisiti di un sistema “cloud-centric” si propa-

gano attraverso la rete andando a coinvolgere i

data center, dove sono già in atto radicali muta-

menti. Nel momento in cui i data center devono

gestire un numero sempre maggiore di

applicazioni che richiedono elabo-

razioni complesse di tipo event

triggered (ovvero che vengo-

no attivate nel momento

in cui si verifica un certo

evento), la virtualizza-

zione dei server e delle

risorse di storage è una

scelta quasi obbligata.

Il data center deve es-

sere in grado di far gi-

rare un’applicazione su

qualsiasi risorsa che sia

disponibile, nel rispetto

dei requisiti relativi al li-

vello di servizio del sistema

esterno.

Vi è un altro elemento critico

da tenere in considerazione.

Alcuni algoritmi non possono

essere distribuiti tra più core residenti su server

differenti. Essi dipendono dalle prestazioni sin-

gle-thread e l’unico modo per accelerarli è farli

girare su un hardware più veloce.

Il punto di arrivo di queste considerazioni è rap-

presentato da un CDC (Cloud Data Ceter) che

all’utilizzatore appare di tipo “application speci-

fic” mentre all’operatore appare completamente

virtualizzato. Un data center di questo tipo offre

all’utilizzatore risorse di elaborazione, accelera-

zione e memorizzazione configurate in modo tale

da supportare l’esecuzione dei suoi algoritmi,

mentre per l’operatore il data center può essere

ricondotto a un grandissimo numero di risorse

identiche definibili mediante software.

La nebbia sarà il futuro?

Finora abbiamo discusso le modalità da seguire

per accedere alle applicazioni IoT per le quali è

possibile eseguire tutte le elaborazioni a livello

di cloud. Ora si vogliono analizzare quelle ap-

plicazioni per le quali ciò non è possibile per ra-

gioni di sicurezza, ampiezza di banda, latenza o

determinismo.

Applicazioni di questo tipo richiedono una quan-

tità significativa di risorse di elaborazione e di

memorizzazione locali a livello di sensori – come

nel caso delle telecamere di sorveglianza – pre-

senti in un hub o di switch Internet.

Oggigiorno queste risorse sono integra-

te in hub e sensori di tipo proprie-

tario sotto forma di hardware

di tipo “application specific”,

utilizzando in linea gene-

rale CPU “lightweight”

supportare da accelera-

tori hardware.

Si immagini ora che

la virtualizzazione sia

in grado di varcare i

confini dei data cen-

ter diffondendosi alle

risorse di elaborazione,

di memorizzazione e di

connettività del mondo

IoT. L’oggetto dell’applica-

zione può essere ubicato do-

vunque: nel cloud, negli hub

“intelligenti”, nei sensori

“smart” o persino all’interno

della struttura della rete (Fig. 2). Esso può esse-

re spostato a piacimento, in base agli indicatori

delle prestazioni e alle risorse disponibili. Un si-

stema di questo tipo sarebbe robusto, flessibile

e continuamente alla ricerca di un uso ottimale

delle risorse.

Per concretizzare questa visione è necessario in-

traprendere alcune azioni. Le applicazioni devo-

no risiedere in un “contenitore” portatile, come

ad esempio una macchina virtuale JAVA o una

piattaforma OpenCL (Open Computing Lan-

guage) che ne consenta l’esecuzione senza mo-

difica alcuna su una gamma veramente ampia

di differenti piattaforme hardware. La nozione

di Application Directed Networking (collega-

Fig. 2 – Il concetto di “nebbia” di In-

ternet