Wireline nel mirino degli analisti - Elettronica Plus

Wireline nel mirino degli analisti

Dalla rivista:
EONews

 
Pubblicato il 10 giugno 2002

Oltre tredici miliardi di euro di perdite. È il rosso di bilancio di Vodafone nel primo trimestre del 2002. Sono due cifre che la dicono lunga sulla situazione delicata che sta attraversando il mondo delle telecomunicazioni, che sta facendo i conti con la pressione sui margini della linea fissa, l’indebitamento per accedere alle licenze Umts e il basso tasso di penetrazione di Internet. In particolare gli analisti hanno preso di mira i cosiddetti incumbent, ovvero i grandi operatori nazionali che hanno creato divisioni mobili e Internet e hanno avviato ormai da anni un processo di internazionalizzazione finalizzato a conquistare nuovi mercati. «Il primo trimestre 2002 è stato molto negativo», ha sottolineato Karen Egan, analista del settore telecom per Lehman Brothers, «i motivi di tanto pessimismo sono sotto gli occhi di tutti. I conti di molte società sono deludenti, le prospettive di crescita a breve rimangono limitate e il sentiment non è positivo. Ciononostante siamo meno negativi rispetto al passato anche se riteniamo che sia ancora troppo presto per sovrappesare il settore”. I motivi di questo spiraglio positivo vengono principalmente dalle quotazioni di borsa. Lehman ritiene, infatti, che gli operatori di telefonia fissa abbiano un potenziale di crescita in borsa di circa il 14% sulla base della metodologia Dfc (calcolata sui prezzi di mercato).

“Ma ci sono gruppi come Deutsche telekom e France télécom che potrebbero ancora soffrire a causa di problemi che non sono facili da risolvere”, ha aggiunto l’analista. Nel primo trimestre 2002, l’indebitamento della società guidata da Ron Sommer ha visto salire ancora il passivo fino a 67,2 miliardi di euro. Le cose sono andate meglio per la società di Michel Bon il cui debito totale si è attestato a quota 60,7. Ha sorpreso, invece, British telecom che, attraverso un intenso processo di ristrutturazione, è riuscita ad abbassare l’indebitamento fino a 13,7 miliardi di sterline. “I nostri titoli preferiti sono Vodafone, Telecom Italia e Kpn che riteniamo abbiano caratteristiche difensive all’interno del settore”. “Il comparto subisce anche l’effetto indiretto della crisi sudamericana”, ha precisato Frank Wellendorf, analista del team tlc della banca tedesca, “Telefonica è uno degli operatori più a rischio soprattutto per la possibilità di una ulteriore svalutazione del peso argentino”. Per questo motivo WestLB ha deciso di abbassare il rating sul colosso spagnolo di tlc portando la raccomandazione a buy dal precedente outperform con target price a 14 euro (da 17 euro). Telefonica non è stato l’unico operatore a finire nel mirino della merchant bank che ha tagliato prezzi obiettivo e giudizi anche di Deutsche telekom (neutral a 14 euro) e di France télécom (neutral a 25 euro). “In generale il business wireline non attraversa un buon momento a causa della crescente concorrenza che fa scendere i prezzi e erode i margini di guadagno”, ha aggiunto l’analista, “ma il motivo che ci ha spinto a tagliare i rating di Dt e Ft è l’elevata dimensione del debito e la conseguente enorme mole di interessi che le due società sono costrette a pagare. Entrambi i gruppi rischiano downgrade da parte delle agenzie internazionali di rating”.

Ritorna il pessimismo sul mercato dei semiconduttori

Gli analisti rivedono al ribasso le previsioni sul II trimestre

Le speranze di una ripresa del mercato dei semiconduttori nel corso del 2002 sembrano ormai svanite. Gli analisti scommettevano, infatti, su un rialzo delle quotazioni alimentate dai risultati positivi del primo trimestre. Ma il dato sulle vendite dei chip del mese di aprile in Europa e nel mondo ha invece cambiato le carte in tavola. Nel secondo trimestre dell’esercizio 2002 la flessione della domanda è stata del 25,8% per il Vecchio continente e del 19,4% negli Stati Uniti. Ma già alcuni giorni prima la banca d’affari statunitense Merrill Lynch aveva espresso un giudizio negativo sul comparto deteriorando il sentiment sul settore dei semiconduttori. Nel dettaglio, gli investitori sono stati intimoriti dalla decisione della merchant bank di abbassare le stime di utile per azione 2002 del colosso mondiale Intel. L’analista Joseph Osha ha portato la sua previsione sull’utile per azione a 75 dai precedenti 77 cent, ridimensionando anche la stima sul fatturato del secondo trimestre dai precedenti 6,96 miliardi di dollari a 6,76 miliardi. Dello stesso avviso anche Ubs Warburg che ha previsto per la società di Santa Clara la riduzione dell’obiettivo sul fatturato del secondo trimestre da 6,4-7 miliardi di dollari a 6,4-6,8 miliardi anche in considerazione del taglio dei prezzi dei suoi prodotti che, per alcuni modelli, arriverà fino al 53%. Questi giudizi hanno indubbiamente pesato sull’andamento del titolo che nella seconda metà di maggio ha ripreso l’attuale movimento ribassista di medio periodo, indirizzando le sue quotazioni verso l’importante supporto posizionato a 25,70 dollari.

Neppure il possibile ingresso di Intel nel capitale della Nikon, leader mondiale nel segmento degli steppers (ovvero le apparecchiature utilizzate per la realizzazione dei microcircuiti), attraverso la sottoscrizione di un bond convertibile, ha consentito al titolo quotato al Nasdaq di recuperare terreno. Nel vecchio continente l’andamento delle azioni delle società di chip non è stato migliore. STMicroelectronics, il maggiore produttore europeo di semiconduttori, ha registrato nelle ultime settimane una pioggia di vendite che hanno spinto il titolo ben al di sotto della soglia dei 30 euro. Tuttavia il gruppo guidato da Pasquale Pistorio ha confermato le proprie ottimistiche previsioni di crescita. La società di chip ha annunciato attendersi un aumento dei ricavi del 10% grazie alla ripresa degli ordinativi. A parte le vicende relative all’assetto societario, la debolezza delle quotazioni della società guidata da Pasquale Pistorio è legata anche alle deludenti previsioni sulla crescita del mercato dei chip che per il 2002 è attesa intorno al 3% (l’aumento delle quantità del 12% dovrebbe essere compensato da un calo dei prezzi di circa il 9%). Le preoccupazioni maggiori provengono dalla componenti per la telefonia wireline, le cui vendite sono previste in calo del 23%. Una prima conferma di questi timori è venuta dalla statunitense Flextronics International che nel corso di una conference call ha dichiarato che deluderà le stime di utili e ricavi degli analisti per l’attuale e per il prossimo trimestre a causa delle difficoltà nel comparto tecnologico. Questo profit warning che potrebbe anticipare quello di Nokia (i cui dati verranno comunicati a metà mese) ha finito per deprimere ulteriormente le quotazioni di STM che potrebbero scivolare nel breve periodo fino a 24 euro. Gli analisti comunque consigliano di ridurre l’esposizione all’interno dei propri portafogli non soltanto sul titolo italo-francese, ma anche sull’intero comparto hi-tech.

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