Morgan Stanley rivaluta l’hi-tech
Dalla rivista:
EONews
Morgan Stanley rivaluta l’hi-tech. La banca d’affari americana ha incrementato la quota di tecnologici in portafoglio perché ritiene che il settore è ormai vicino a toccare il fondo. Nel dettaglio gli analisti della merchant bank hanno portato il peso dei titoli hi-tech al 3,4%, livello pari al benchmark settoriale Morgan Stanley capital index. In precedenza la quota di tecnologici costituiva solo l’1,9%. La banca d’affari è ora neutral (neutrale) sul comparto dopo che sin dal novembre 2000, aveva emesso il giudizio underweight (sottopesato). Richard Davidson, strategist europeo di Morgan Stanley, sottolinea come le valutazioni dell’hi-tech non sono ancora a sconto, benché siano ritornate a livelli accettabili rispetto ai fondamentali. In particolare, l’indicatore prezzo su vendite mostra che le azioni hi-tech sono scambiate a 1,2 volte, un valore che è al di sotto dell’inizio della bolla speculativa e vicino alle quotazioni del gennaio 1997. In Europa il segmento della tecnologia ha ceduto l’82% dai suoi massimi. Dall’inizio del 2002, l’hi-tech del Vecchio continente quasi dimezzato il suo valore complessivo di borsa (circa -49%). «E’ lecito a questo punto chiedersi dove stiamo andando. Prima però è necessario puntualizzare un aspetto importante: spesso accade che gli investitori dimenticano che gli utili sono ciclici», ha precisato Davidson, «il picco del ciclo è alle spalle. Ora però, dopo una fase di discesa, ci sono buone probabilità di un moderato recupero. E questa è la ragione per cui abbiamo deciso di portare la nostra esposizione da underweight a neutral».
Ma quali sono le ragioni per essere ottimisti sui titoli tecnologici europei? Secondo Davidson ci sono almeno tre fattori che giocano a favore del comparto. In primo luogo c’è il fatto che nel 2001 la produzione è scivolata molto più rapidamente di quanto ci si attendesse per cui gli utili sono destinati a rimbalzare anche con un lieve rialzo della domanda. In secondo luogo, il recupero dell’economia e il rimbalzo dei profitti genererà l’esigenza di investire in tecnologia da parte dei manager. Infine, c’è la questione della flessione sostanziosa dei prezzi di borsa che rende attraenti alcuni titoli soprattutto nel medio-lungo periodo. Per questo la merchant bank tiene sotto osservazione gruppi europei come Aslm, Sandvik, Atlas, Nokia , Ericsson, Electrolux, Sony, Philips, Bmw stamm. Ma all’interno di questo scenario di fiducia per il settore, non mancano però dei fattori di incertezza. Morgan Stanley ritiene che ci sia ancora la possibilità di stime elevate rispetto alle previsioni delle società per il 2003. Un fatto che potrebbe deteriorare il sentiment di mercato nel caso di revisione al ribasso dei pronostici societari. E, infine, i titoli hi-tech sono trattati tre volte i multipli rispetto alle due volte del segmento di gruppi che producono merci di consumo.
Le stime di Nokia frenano la discesa dei tecnologici
Il gruppo mantiene le attese sull’eps del II trimestre
Dopo il taglio delle stime di Intel per il secondo trimestre del 2002, l’11 giugno è arrivato il giorno di Nokia. Il primo produttore al mondo di telefoni cellulari ha annunciato una revisione al ribasso delle previsioni di vendita per il periodo aprile-giugno 2002 . Ma, al tempo stesso, ha mantenuto invariati i pronostici sugli utili. In particolare, il management della società ha indicato una flessione del fatturato del 2-6% rispetto ad una stima precedente che indicava una crescita del 2-7%, mentre per l’utile per azione la forchetta dovrebbe rimanere compresa tra 0,18-0,20 euro grazie all’introduzione di nuovi modelli (più costosi degli attuali) e alla capacità di ridurre i costi operativi. Per gli analisti del Credit Suisse Private Banking, la società finlandese rimane comunque la preferita tra le telecom equipments anche se è ancora troppo presto per innalzare il giudizio dall’attuale hold (mantenere). Le indicazioni fornite da Nokia hanno, comunque, avuto un effetto positivo sui titoli high-tech che, dopo settimane di violente discese, sembrano aver arrestato il movimento ribassista. Oltre a Nokia altre società hanno contribuito ad allentare le pressioni di vendita sui titoli high-tech, dopo l’allarme utili di Intel e di Flextronics. Tra queste c’è la statunitense Texas Instruments che ha ribadito le prospettive di crescita per il secondo trimestre del 2002. Il ceo della società Tom Engibous, citando i forti ordini durante i primi due terzi del trimestre in corso, ha dichiarato di attendere una crescita del giro d’affari del 10% e un utile per azione di 6 cent, confermando le indicazioni fornite nei mesi scorsi.
Texas Instruments insieme a Motorola rimane tra le preferite di Morgan Stanley che tuttavia si mantiene ancora prudente sull’industria dei semiconduttori. Dall’altro lato dell’oceano anche Philips electronics ha ribadito le stime di crescita ad una cifra delle vendite di microprocessori nel secondo trimestre del 2002, con la speranza di raggiungere più ambiziosi obiettivi di crescita nei prossimi anni. Scott McGregor, amministratore delegato della società olandese che con la sua divisione di chip è la terza per importanza in Europa e la decima nel mondo, spera che nel giro di tre o al massimo quattro anni si possa conquistare una quinta posizione all’interno della classifica internazionale del settore. Per raggiungere questo obiettivo, McGregor prevede la possibilità di aumentare, in maniera significativa, la percentuale di microprocessori prodotta in outsourcing (attualmente il 10-20% del totale), da società come la Taiwan Semiconductor Manufactoring. Una scelta analoga è già stata fatta dalla statunitense Intel che ha annunciato di realizzare il 36% del fatturato del primo semestre dell’anno in Estremo Oriente. A tal proposito la Semiconductor Industry Association (Sia) prevede che nei prossimi quattro anni l’area Asia-Pacifico supererà gli Stati Uniti come mercato più importante. Ritornando in Europa, il Credit Suisse Private Banking tra i titoli del settore dei semiconduttori consiglia di puntare solo sulla tedesca Infineon. La società, infatti, secondo gli analisti potrebbe finalmente arrivare all’utile nel 2003. In questo caso Infineon quoterebbe 24 volte i profitti del 2003, rappresentando quindi una buona occasione di acquisto. Intanto, il gruppo tedesco ha annunciato di aver acquisito la divisione chip di Ericsson per 400 milioni di euro. L’operazione verrà effettuata attraverso uno scambio azionario, creando così un’alleanza di lungo termine tra le due società.

Scarica l'allegato
