La diossina del disastro di Seveso produce effetti dannosi sulle nuove generazioni
Nel 1976, la fuoriuscita di gas nocivo dalla Icmesa di Seveso, intossicò diverse persone e procurò danni ingenti a cose e animali. La zona interessata dalla nube tossica fu divisa in A (area molto inquinata) e B (inquinata). Pochi giorni fa uno studio a opera di Andrea Baccarelli pubblicato sulla rivista PLos Medicina ha rivelato che, in entrambe le aree, la diossina ha una capacità persistente di modificare la funzione tiroidea neonatale dopo l’esposizione iniziale.
La ricerca ha preso in considerazione i 1.014 bimbi nati dal 1995 al 2005 da donne esposte a Tcdd (tetraclorodibenzo-p-diossina) in seguito all’incidente, 1.772 donne della zona circostante non contaminata e 51 coppie madre-figlio con misurazioni disponibili di diossina nel sangue materno. I livelli neonatali di tireotropina ematica (b-TSH), misurati in tutti i bambini, sono risultati molto elevati rispetto alla media. Nella zona non contaminata il b-TSH neonatale era 0.98 µU/ml (Intervallo di Confidenza [IC] 95% 0.90–1.08), 1.35 µU/ml (IC 95% 1.22–1.49) nella zona B (n = 425) e 1.66 µU/ml (IC 95% 1.19–2.31) nella zona A (n = 56) (p < 0.001).
I dati emersi rivelano che i neonati partoriti da donne che vivevano nelle zone contaminate dalla diossina, hanno un rischio di disfunzioni tiroidee 6,6 volte maggiore dei coetanei figli di donne non esposte. Il cambiamento del Tsh, già studiano in epidemiologia ambientale, è responsabile delle modificazioni ormonali ed è la causa di handicap fisici e intellettuali durante lo sviluppo.
Per ottenere un quadro completo dei rischi che le madri esposte hanno trasmesso ai figli, occorrerà aspettare ancora qualche anno, quando i bambini entreranno nella fase della pubertà e svilupperanno in pieno le loro capacità motorie e intellettuali.
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