Federazione Anie: i risultati dell’assemblea annuale
Dalla rivista:
EONews
Nel corso della propria assemblea annuale, svoltasi a Milano lo scorso primo luglio presso la sede di Assolombarda, Anie ha presentato il bilancio 2001 delle associazioni federate. Il risultato è stato positivo, nonostante un secondo semestre in fase calante. Ma come dimostrano i dati di mercato del primo trimestre di quest’anno la ripresa si fa attendere, tanto che i vertici della federazione si augurano di riuscire a replicare il risultato dello scorso anno e non nascondono che questo obiettivo possa anche essere ambizioso. Come si diceva il 2001 si è chiuso positivamente, con un fatturato di quasi 48 miliardi di euro e una crescita del 3,3%, che si deve ad un aumento del 9,1% delle esportazioni, mentre il mercato interno è risultato stagnante, con una lieve riduzione dello 0,7%. Le variazioni più significative del fatturato sono da ricondurre ai comparti dell’area elettronica dove la crescita media è stata del 3,9% per un valore finale di 24.224 milioni di euro e tutti i settori, salvo componenti elettronici, hanno ottenuto incrementi positivi. Il fatturato dell’elettrotecnica si è attestato invece a 23.662 milioni di euro, con una crescita del 2,7%.
Sul mercato interno l’elettrotecnica è risultata in lieve crescita, +1,7%, mentre l’elettronica ha subito una contrazione del 2,2%. I settori che ne hanno maggiormente risentito sono stati componenti elettronici, con –11,6%, informatica, con –5,8% e telecomunicazioni, con -2,1%. “Questa contrazione, ha commentato Renzo Tani, può essere ricondotta in parte alla carenza degli ordini da parte dei grandi committenti in alcuni comparti quali quelli dell’area energia, dei trasporti, dell’information and communication technology, e in parte alla tendenza pressoché generalizzata al calo dei prezzi del prodotto elettrotecnico ed elettronico, che si è riflessa in ultima istanza in una riduzione del valore complessivo del mercato”. Della stagnazione del mercato interno hanno sofferto in particolare le importazioni e ciò ha contribuito a migliorare il saldo della bilancia commerciale che è risultato positivo per un valore di 3.894 milioni di euro. Ma il contributo dato dai due macrosettori dell’elettrotecnica e dell’elettronica resta differente. Per il primo, il saldo della bilancia commerciale è di 8.000 milioni di euro ed è positivo per tutti i settori, salvo produzione di energia. Nell’elettronica, invece, il saldo rimane negativo per 4.135 milioni di euro nonostante una crescita media delle esportazioni del 16,7%. Solo le telecomunicazioni hanno prodotto un saldo positivo sulla spinta di una crescita tendenziale delle esportazioni pari al 30.9%. A favore dell’elettronica c’è da dire che l’incidenza media delle esportazioni sul fatturato è migliorata, passando dal 31% del 2000 al 34,8% dello scorso anno.
Commentando le performance sull’estero, il Presidente di Anie, Renzo Tani, ha affermato che “il 2001 è stato caratterizzato da alcune difficoltà per quanto concerne gli scambi di prodotti elettrotecnici ed elettronici da e per l’Italia con gli altri 14 paesi attualmente aderenti all’Unione Europea, difficoltà che si sono concretizzate in una riduzione annua complessiva di circa il 3% delle esportazioni e di circa il 4% delle importazioni del nostro Paese. La situazione è apparsa invece ribaltata nei paesi candidati all’accesso al mercato unico nella prima fase e cioè Polonia, Repubblica Ceca, Slovenia, Ungheria, Estonia e Cipro, con un incremento delle esportazioni italiane superiore al 32% nel 2001 rispetto al 2000 e un nostro aumento delle importazioni pari al 15%. Tutto ciò ci spinge a valutare con grande interesse l’allargamento ad Est anche se siamo consapevoli del fatto che porta con sé anche alcune problematiche che, se non opportunamente risolte, potrebbero far insorgere difficoltà di rilievo per tutti i Paesi aderenti all’Unione”. In particolare gli industriali di Anie sono attenti agli aspetti tecnico normativi relativi a sicurezza e standardizzazione. Al momento questi Paesi offrono prodotti competitivi in termini di prezzo, ma con standard di qualità inferiori ai nostri. Da una parte queste aree attirano le industrie italiane che riescono a produrre a prezzi più convenienti, dall’altra “preoccupa la mancanza di garanzie rispetto all’adeguatezza delle strutture destinate alla sorveglianza e al controllo del mercato rispetto alle necessità connesse alla libera circolazione delle merci”.

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