La saga dei falsi in bilancio dei big USA.
Dalla rivista:
EONews
Per restare nel campo dell’high-tech, sono da segnalare i casi Global Crossing, Qwest e Xerox. Il primo è un carrier alternativo che ha cablato di fibra gli Stati Uniti; offriva servizi di telecomunicazioni su uno dei maggiori network mondiali, che collegava cinque continenti, 27 paesi e oltre 200 grandi città, su una rete di quasi 200 000 chilometri. Sopraffatto dai debiti (12 miliardi di dollari), ha chiesto l’amministrazione controllata ed ora è stato messo all’asta. Qwest Communications International, il grande operatore telefonico regionale e di Internet, è sotto inchiesta per seri motivi amministrativi e il suo titolo è sceso in borsa a livello di junk; una parte della sua rete era stata acquistata da Global Crossing. Anche la sua joint-venture europea, la KPNQwest, costituita nel 1998 con l’operatore olandese KPN, è in bancarotta. La società possiede una grande reti dati, che copre 18 paesi e collega 60 città, con circa 100 000 clienti dalla Svezia all’Italia; nonostante queste credenziali, non riesce a trovare un compratore (AT&T ha rifiutato di acquisirla in toto) e quindi dovrebbe essere venduta a tronconi.
La Xerox ha ammesso di aver chiuso in passivo e non in attivo, come sostenuto in precedenza, per ben tre anni, il ‘97, ‘98 e ’99: l’ammontare del falso in bilancio dovrebbe essere di 1,9 miliardi di dollari. Altri gruppi, come Cable e Wireless, hanno ammesso l’utilizzo di particolari metodologie contabili, come l’uso di swap, per rendere più attraenti i bilanci. La Microsoft si è accordata con la SEC per chiudere un’indagine avviata su “pratiche contabili improprie”; in realtà, alla luce dei grandi scandali di bilancio, il peccato del gigante del software appare veniale, in quanto sarebbe consistito nel gonfiare gli utili in alcuni trimestri e nel deprimerli in altri, per dare un’immagine costantemente positiva della performance aziendale. Come si nota, i conti truccati non sono anomalie e, in un sistema strutturalmente illiquido come i mercati finanziari americani, gli scandali che hanno caratterizzato le cronache finanziarie dall’autunno scorso hanno avuto un forza di rottura sull’economia reale molto più dirompente rispetto al passato. Negli ultimi anni Novanta le borse hanno visto una crescita senza precedenti e la fase di ridimensionamento, sotto il controllo di Greenspan, sembrava avviata in modo non traumatico, fino all’insorgere degli scandali. La SEC interviene in ordine sparso, quando vengono alla luce situazioni altamente irregolari, ma le contromisure non sembrano ancora in grado di incidere sulla struttura della corporate governance, che tende ad assegnare stock options da favola al raggiungimento di utili trimestrali. Un primo passo potrebbe consistere nel regolarizzare proprio l’assegnazione di incentivi sul medio periodo – almeno un intero anno fiscale -, nel quale si possono meglio evidenziare le caratteristiche di performance di un’azienda. Questo correttivo ovviamente dovrebbe affiancarsi a una legislazione più rigorosa per quanto riguarda la trasparenza finanziaria, in particolare per i gruppi che emettono obbligazioni ampiamente sottoscritte dai risparmiatori e dai fondi pensione, ossia che si propongono al mercato come investimenti caratterizzati da un certo livello di stabilità.
In margine al caso WorldCom e alle vicende degli altri carrier di telecomunicazioni, da registrare i problemi causati anche ai produttori di apparecchiature, esposti per centinaia di migliaia di dollari per forniture non pagate ma specialmente colpiti dall’inevitabile contrazione di investimenti che si verificherà nei prossimi mesi. Un’influente banca di investimenti come Salomon Smith Barney ha tagliato le proprie raccomandazioni di investimento su quattro grandi produttori di attrezzature di telecomunicazioni: Lucent, Juniper Networks, Nortel Networks, Sonus Networks, i maggiori fornitori di WorldCom. Il fatturato di Juniper Networks (router) dipende per il 10 per cento dal carrier in difficoltà, Nortel Networks gli fattura il proprio 5 per cento. Un ulteriore effetto secondario dello scandalo WorldCom potrebbe essere quello di trattenere ulteriormente gli operatori dall’ effettuare investimenti, ossia di far sommare recessione a recessione. Anche le Baby Bells hanno annunciato che ritarderanno i piani di investimento sulle next generation networks (ossia le reti che incorporano il protocollo IP). Una conseguenza immediata dell’ instabilità del periodo si riscontra nella massa di licenziamenti nelle TLC americane, che ha colpito il 52% della forza lavoro di Lucent, il 16% in AT&T e il 15% in Qwest.

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