Il paradiso dei CEM in Europa? A est.
Dalla rivista:
EONews
Gli investitori stranieri hanno fatto la loro comparsa da quasi un decennio: Flextronics ha aperto nel 1993, seguita dalla finlandese Elcoteq. Ora la prima delle due aziende è in assoluto il più grande CEM dell’Europa orientale e ha registrato una crescita del 100% negli ultimi cinque anni; la seconda ha ampliato la propria produzione di componenti per il settore automotive e delle tlc. In Ungheria si trovano inoltre aziende di rilievo come IBM, Jabil Circuit, Samsung, SCI e Vishay Electronics (quest’ultima con due impianti e 1200 dipendenti, per la produzione di sensori e diodi). Nell’ordine il fatturato CEM del 2001 è stato realizzato da Flextronics, Elcoteq, SCI, Videoton (produttore locale, con servizi di EMS), Zollner, Solectron (chiusa nel 2001), Semecs, Jabil, Orion, Remix.
Anche la repubblica ceca sta vivendo un momento di grazia per quanto riguarda la produzione elettronica, crisi internazionale a parte. I cechi vantano un’industria elettrotecnica quasi centenaria, con una posizione di preminenza al centro della Mitteleuropa più avanzata di inizio secolo. Ha mantenuto livelli di eccellenza anche durante il regime comunista, con prodotti elettronici assolutamente in grado di competere con quelli occidentali. I politecnici locali, analogamente, hanno mantenuto uno standard di insegnamento molto alto e quindi il paese è partito con una marcia in più nel momento in cui si sono affacciati sul mercato locale i primi OEM in cerca di insediamenti produttivi. Infatti tra il 1998 e il 2000 l’industria ceca è stata profondamente toccata dalla privatizzazione e dall’arrivo di capitali stranieri, che hanno interessato per gran parte l’elettronica e l’automotive. Il settore elettronico sta crescendo in modo molto sostenuto: nel paese sono presenti più di 250 società straniere (anche come joint-venture tra imprese straniere e aziende locali); queste ultime hanno perseguito progetti di R&S avanzati e hanno evidenziato il valore delle risorse locali, che si concentrano in centri a livello universitario e indipendenti, come il Cvut di Praga e il Vut di Brno.
Motorola condivide centri di R&S con la On Semiconductor, mentre il gruppo Tesla (il gigante locale dell’elettrotecnica / elettronica)dispone di diversi centri a loro volta ceduti a investitori stranieri.
Per quanto riguarda l’aspetto fiscale, la repubblica ceca offre agevolazioni pluriennali e salari ancora relativamente bassi (almeno per i prossimi anni).
Oltre a molti OEM occidentali forti nella produzione elettronica consumer e automotive, la Cechia ha attirato molti CEM, come Celestica e Flextronics: nel solo anno 2000 il volume d’affari di tutto il settore di servizi EMS ha superato i 600 milioni di dollari (un sesto sul totale dell’Europa centro orientale). Celestica ha investito circa 70 milioni di dollari nel 1999 per produrre PCBA; il gruppo ha potenziato le proprie sedi nel 2000 e produce anche telefonini nella fabbrica della ex-Sagem, aperta nel 1999 a Kladno. Compaq ha firmato accordi con due Contract Manufacturer cechi, Foxconn e Fic.
La strategia dei più importanti CEM
Flextronics ha puntato sui paesi dell’Est nei primissimi anni della liberalizzazione di mercato, dapprima come serbatoio di manodopera per la produzione a basso costo di prodotti maturi, in seguito come potenziali centri autonomi di sviluppo di nuovi prodotti. Prima dell’attuale crisi economico-produttiva, che ha provocato cessazioni temporanee di produzione, il gruppo ha realizzato, a partire dal 1998 e con punta nel 1999, un programma di investimenti che ha privilegiato il paese dove si era insediato fin dal 1993, l’Ungheria. E’ stato inaugurato un impianto per l’assemblaggio di PCBA a Tab, con un investimento di 11 milioni di dollari, seguito da quello di Zalaegerszeg, su una superficie di oltre 21 mq. Oggi sono attive sei fabbriche (due delle quali a Zalaegerszeg), per un totale di 122 mq. di superficie con circa 8.000 dipendenti e l’azienda ha realizzato, da sola, l’11% del PIL ungherese per il 2001.
In Polonia è stata sviluppata una strategia secondo due direttrici: da una parte acquisizioni, come nel caso della Qcom, produttore svedese con sedi nella repubblica polacca (febbraio 2000), dall’altra creazione di nuovi impianti. Flextronics ha infatti effettuato investimenti massicci in Polonia, a Gdansk, dove la società ha deciso di installare un parco industriale, un sito integrato di ricerca, sviluppo e produzione che si affianca a quelli già operativi a livello mondiale (in Ungheria, Messico, Brasile e Cina). I parchi industriali di Flextronics sono posizionati strategicamente dal punto di vista della logistica, per ridurre i tempi di produzione e di trasporto sia della componentistica in entrata che dei prodotti finiti in uscita. I segmenti di mercato interessati sono telecom, datacom, networking ed elettronica industriale.

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