Il Supply Chain Report 2025 di reichelt elektronik
Un recente studio condotto da OnePoll e commissionato da reichelt elektronik analizza come le aziende industriali italiane stiano gestendo le proprie filiere in uno scenario caratterizzato da nuovi dazi, aumenti dei prezzi e altri tipi di problemi.
Dall’indagine è emerso che, anche nel 2025, le aziende intervistate stanno affrontando diverse criticità delle supply chain. Il 95% degli intervistati segnala che le interruzioni della catena di approvvigionamento stanno avendo un impatto sul loro business. Il numero di giorni in cui le operazioni hanno dovuto essere interrotte quest’anno, sono state in media 23, contro i 17 dell’anno scorso ma sono diminuiti rispetto ai 32 giorni del 2023.
Per l’approvvigionamento di componenti, invece, la percezione è migliore. Nel 2024 la percentuale di aziende che considerava l’acquisto di componenti difficile era salita al 44% rispetto al 31% del 2023, ma ora è scesa al 17%. Oltre la metà (62%) delle aziende intervistate si aspetta che la situazione migliori nei prossimi dodici mesi.
La situazione relativa all’approvvigionamento di componenti è comunque ancora difficile per alcuni gruppi di prodotti. Nel 2025, il 31% degli intervistati ha segnalato problemi nell’acquisto di semiconduttori (rispetto al 38% del 2024), rendendoli il componente più critico, insieme a schede di sviluppo, schede a circuiti stampati, interruttori, connettori. Al secondo e terzo posto si trovano le batterie e la tecnologia di ricarica (29% contro il 25% dell’anno scorso) e i pezzi di ricambio (26% contro il 27% del 2024).
Un altro problema evidenziato (74%) è legato all’aumento dei prezzi dei componenti critici rispetto ai colli di bottiglia nelle filiere (52%).
Malgrado la crescita delle interruzioni della produzione, la ricerca di reichelt rivela una resilienza di fondo nelle aziende. Negli ultimi anni, infatti, hanno compiuto sforzi considerevoli per rendere le loro filiere più resistenti alle crisi. La metà (50%) ha già diversificato la propria catena di approvvigionamento, e un ulteriore 46% intende farlo. Inoltre, il 43% è passato a fornitori più locali per essere meno dipendente dalle filiere globali. Altrettante aziende hanno adottato misure per aumentare la sicurezza informatica nella filiera e proteggersi così dagli attacchi.
Per rafforzare ulteriormente la resilienza delle loro filiere, le aziende italiane stanno anche investendo nell’automazione. Il 39% ha investito in soluzioni di automazione per la propria filiera, mentre un ulteriore 41% prevede di farlo il prossimo anno.
Dal punto di visto geopolitico, la guerra in corso in Ucraina (59%) continua a essere percepita come il fattore negativo maggiore. Anche i nuovi dazi imposti dagli Stati Uniti sono visti come dannosi da quasi la metà degli intervistati (44%). Tuttavia, le tensioni in corso e un temuto conflitto commerciale tra l’UE e la Cina sono considerate ancora più pericolose (54%).
Molte aziende si stanno quindi concentrando sull’Europa: il 46% ha avviato nuove relazioni commerciali con aziende dell’Europa settentrionale, occidentale o centrale negli ultimi 12 mesi. Sebbene la percentuale di relazioni commerciali con partner dell’Europa orientale e meridionale sia solo del 34%, il 40% dichiara di volerlo fare il prossimo anno.
Per quanto riguarda i partner di altri continenti, la stessa percentuale, il 48 % delle aziende, ha avviato negli ultimi mesi nuove partnership in Asia e il 40% negli Stati Uniti.
“Se gli ultimi cinque anni ci hanno insegnato qualcosa, è che viviamo in un’epoca di grandi cambiamenti”, ha riassunto Christian Reinwald, Head of Product Management & Marketing reichelt elektronik. “La situazione delle filiere è soggetta a rapide trasformazioni, a causa di pandemie, guerre, conflitti commerciali o altri eventi imprevisti. Le aziende devono saper cambiare e adattarsi altrettanto velocemente. L’automazione o le soluzioni di smart supply chain possono aiutarle in questo, e per il resto, la parola d’ordine è: mantenere la calma e perseverare. Questo dimostra la grande resilienza delle aziende, visto che oltre la metà (57%) si sente più positiva riguardo alla situazione economica della propria azienda oggi rispetto a un anno fa”.
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