ICT e sviluppo Sostenibile
Dalla rivista:
EONews
Lo sviluppo sostenibile non è più esclusivamente un problema etico. E per fortuna. I governanti più accorti e le industrie più lungimiranti hanno compreso che è in gioco la continuità dei nostri sistemi economici in un periodo di tempo non più così dilatato come poteva apparire anche solo 20 anni fa. È la globalizzazione che lo pone così urgentemente nell’agenda dei responsabili dell’economia e della politica. Nuovi paesi produttori ci fanno concorrenza e ci sottraggono mercati, per cui da un lato occorre rispondere a quella concorrenza guadagnando in efficienza e introducendo innovazioni tecnologiche che diano valore aggiunto ai prodotti, e dall’altro c’è la necessità di far crescere nuovi mercati su cui affacciarsi. Per questo si può cominciare a pensare allo sviluppo sostenibile come a un problema dell’umanità non più scisso negli aspetti etico ed economico. Risparmiare risorse energetiche significa ridurre oggi i costi di gestione e nel contempo non depauperare risorse naturali e lasciarne per domani, a chi verrà. Agire per ridurre le aree di povertà del pianeta, allenta la tensione nelle nostre coscienze ormai fin troppo informate delle situazioni nel villaggio globale, e prepara intanto nuovi mercati di sbocco. Ma l’obiettivo di uno sviluppo sostenibile è ambizioso, fuori della portata di una singola impresa, e potrà essere centrato solo con l’impegno unitario delle istituzioni politiche e delle entità economiche dei vari Paesi. Un sogno? Forse, ma intanto le imprese possono trarre benefici immediati dal loro impegno per uno sviluppo sostenibile per lo meno con opportuni interventi di riduzione dell’impatto ambientale delle produzioni, come dimostra l’esperienza raccontata nel dossier.
È sostenibile lo sviluppo indotto dalle ICT?
È quello che si domanda l’osservatorio EITO di quest’anno offrendo un ampio studio sul problema dello sviluppo sostenibile, dal quale si ricavano alcune note che possono essere utili per iniziare a riflettere sul tema da una base comune. Anzitutto, secondo la definizione riportata, è sostenibile “lo sviluppo che risponde alle necessità del presente e del futuro senza compromettere la possibilità per le generazioni future di soddisfare i loro bisogni”. La sostenibilità si articola in aspetti ambientali, sociali ed economici che sono allo stesso modo vitali ed interconnessi. Se di sostenibilità dello sviluppo parlano ormai le agende di gran parte delle istituzioni politiche internazionali, non ci sono state invece riflessioni approfondite su come la crescita dei settori ICT impatterà sul tema. Del resto il discorso non è semplice, le ICT sono ancora agli inizi della loro storia ed è difficile pensare a quali saranno tutti gli effetti della loro diffusione e a che peso avranno su società ed economie diverse. Che seguito avranno le comunità on line? Come cambieranno i termini di riferimento dei collegamenti tra ICT, economia, società e ambiente con l’affermarsi di nuove tecnologie trainate dalle ICT, come ad esempio le biotecnologie? Secondo quali criteri giudicare positività o negatività di alcuni effetti? EITO insieme al Forum for the Future hanno comunque compiuto lo sforzo di descriverli e/o prevederli secondo uno schema che cerca di separare gli ambiti ambientale, sociale ed economico in piena consapevolezza della loro interconnessione. Gli aspetti ambientali sono forse quelli più semplici da percepire e anche da descrivere. Sebbene le industrie ICT non siano certo quelle a maggiore impatto negativo sull’ambiente è comunque verificato che il disegno e la produzione di attrezzature ICT utilizzano risorse naturali in modo intensivo e componenti che possono danneggiare l’ambiente. Ad esempio uno studio riportato dall’Atlantic Counsulting del 1998 ha dimostrato che la produzione di un chip per computer richiede 45,46 litri d’acqua e che una fabbrica di chip negli Stati Uniti utilizza giornalmente dai 4,5 ai 13,5 milioni di litri d’acqua. Un rapporto dell’Unione Europea, sempre del 1998, riferisce invece che la produzione di un personal computer, includendo la costruzione dei componenti, l’assemblaggio e la distribuzione, libera nell’atmosfera 0,19 tonnellate di gas serra (diossido di carbonio specialmente), produce 36 kg di rifiuti e richiede 3,6 GJ di energia. Tanti componenti ICT contengono notoriamente materiali assai inquinanti, ad esempio litio e cadmio nelle batterie dei telefoni cellulari e piombo nei tubi a raggi catodici, mentre molti dispositivi sono protetti da ritardanti della combustione. Ma anche l’utilizzo delle attrezzature ICT ha effetti sull’ambiente. È stato calcolato che in Europa un personal computer arriva a produrre 0,45 tonnellate di gas serra, 108 kg di rifiuti e a utilizzare 10 GJ di energia mentre una server farm è in grado di consumare tanta elettricità quanto un aeroporto o quattro grandi ospedali messi insieme. È chiaro insomma che occorre uno sforzo di prevenzione degli effetti negativi adottando schemi di recupero e riciclaggio dei rifiuti elettronici oltre che metodi di produzione a risparmio energetico, come può essere la cogenerazione. C’è poi tutta una serie di effetti secondari sull’ambiente derivante dall’uso delle ICT che è reale, ma impossibile da quantificare. Si pensi ad esempio alla variazione nell’uso di mezzi di trasporto conseguente all’aumentato utilizzo dell’e-shopping. C’è chi dice che si ridurrà l’uso individuale di autoveicoli, ma anche chi al contrario ne prevede un aumento, come ad esempio una commissione di studio del governo olandese che è arrivata a concludere che se l’e-commerce arriverà a coprire l’11,5% delle vendite al dettaglio nel 2005, il traffico sulle strade aumenterà del 17%, magari perché resterà più tempo libero che verrà occupato dai movimenti motorizzati su strada. Altrettanto impossibile è misurare la riduzione di traffico e di inquinamento derivante dall’affermarsi del telelavoro o dire quanto la telematica renderà più efficienti i mezzi di trasporto. E poi c’è l’ampio discorso delle ICT applicate al business, con tutti gli effetti di maggior efficienza che in genere significano anche risparmio di energia. Ricordiamo ad esempio i sistemi di management guidati dal computer, l’uso della telematica nei processi di produzione, l’utilizzo delle ICT nella domotica, il risparmio di carta che si ottiene con l’uso dei computer.

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