Quantum computing, perché è necessario riprendere il discorso - Elettronica Plus

Quantum computing, perché è necessario riprendere il discorso

Pubblicato il 13 febbraio 2025
Commvault - quantum computing

di Darren Thomson, Field CTO EMEAI di Commvault

Quando si parla di quantum computing prevale ancora l’idea che si tratti di qualcosa di fantascientifico, lontano dalla realtà. Invece, questa tecnologia si trova già in fase sperimentale, e secondo alcune aziende potrà diventare realtà in un futuro non troppo lontano.

Se questo fosse vero, dovremmo immaginare che un computer, invece di elaborare i dati bit per bit, possa farlo in blocco all’istante, in un batter d’occhio. Sarebbe sconvolgente. Ma questo è esattamente ciò che la quantistica sostiene di fare, rendendo la potenza di calcolo infinitamente superiore a qualsiasi cosa sia stata vista in precedenza.

Sviluppato sulla base della teoria della fisica quantistica, potrebbe dare il via a una profonda rivoluzione, amplificando in modo esponenziale velocità e potenza di elaborazione dati. Abbinato a tecnologie come l’intelligenza artificiale, il suo potenziale potrebbe essere ancora più sbalorditivo. Attività e compiti che i computer tradizionali impiegherebbero centinaia, se non migliaia, di anni a completare, richiederanno solo pochi secondi.

Quindi, come funziona?

Non sorprenderà sapere che il quantum computing sia una materia incredibilmente complessa. Si attribuisce al fisico teorico Richard Feynman l’affermazione: “Chiunque dichiari di comprendere la teoria quantistica o mente o è pazzo”.

Fondamentalmente, si tratta del modo in cui funzionano i bit di calcolo, i caratteri – zero e uno – su cui si basa da sempre ogni programmazione. Nell’informatica tradizionale sono noti come bit binari e devono necessariamente essere in formato zero o uno. Al contrario, i bit quantistici, cosiddetti “qubit”, rimangono in una sorta di stato ibrido di entrambi i formati, finché un’altra interazione non li costringe a scegliere tra zero e uno.

Se questo sembra inverosimile, c’è di più. Questi qubit possono essere collegati tra loro in modo che la modifica dello stato di uno influisca istantaneamente sullo stato di un altro, indipendentemente dalla distanza che li separa. E questo non solo in tutto il mondo, ma nell’intero universo!

È questa reazione che attiva il superpotere del quantum computing, impossibile da comprendere per la maggior parte di noi. Ma come per ogni tecnologia, non è necessario sapere esattamente come o perché funzioni per trarre vantaggio dalle sue capacità – o per temere di come potrebbe essere usata come arma.

Quali sono i rischi per la cybersecurity?

Nel settore della sicurezza informatica, c’è già preoccupazione per il potenziale impatto sulla crittografia. Il calcolo quantistico potrebbe fare a pezzi le soluzioni attuali, decriptando rapidamente tutti gli algoritmi che proteggono i dati nel mondo. Ma, come prevedibile, anche i professionisti della sicurezza saranno in grado di sfruttare la stessa potenza per creare livelli di crittografia molto più sofisticati. Come sempre, sarà una battaglia tra buoni e cattivi.

Al momento, le aziende dovrebbero probabilmente preoccuparsi di più della potenziale bomba a orologeria rappresentata dai dati già esfiltrati o che potrebbero essere rubati nei prossimi anni. Prendiamo ad esempio un attacco ransomware. Spesso la maggior parte delle informazioni estratte rimane crittografata, in modo da non poter essere sfruttata dai criminali. Se però non vengono distrutte, potrebbero essere decifrate quando arriverà la tecnologia sufficientemente avanzata, come il quantum computing. Potrebbe trattarsi di qualsiasi cosa, da dati aziendali sensibili a informazioni personali, email riservate, video, prove legali: l’elenco è infinito.

È molto probabile che ci siano numerose tipologie di dati in sospeso che un giorno potrebbero essere tenuti in ostaggio, utilizzati per ricattare o rovinare reputazione e carriere. Non ci vorrà molto prima che i cybercriminali se ne accorgano e raccolgano i dati con l’idea di conservarli per il futuro, se non lo stanno già facendo.

E in futuro?

Naturalmente, ci saranno anche molti aspetti positivi. Il quantum computing potrebbe essere applicato a settori come la biologia molecolare, aiutando a sviluppare rapidamente nuovi farmaci, a trovare cure per le malattie e a scoprire modi per prevenire i disturbi genetici. Nel mondo delle aziende le possibili applicazioni saranno varie e numerose, come l’analisi finanziaria e l’ottimizzazione della catena di approvvigionamento, con la possibilità di accelerare la risoluzione di problemi in ogni tipo di scenario.

Non siamo ancora a questo punto: forse mancano dieci anni, forse di più. Oppure potrebbe verificarsi un salto di maturità simile alla recente ascesa dell’AI, e allora il quantum computing potrebbe improvvisamente esplodere sul mercato. Sarà sicuramente un momento straordinario, di cui è difficile oggi prevedere l’impatto complessivo.



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