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ELETTRONICA OGGI 528 - SETTEMBRE 2025 5 Simbolo fino a non molti anni fa della supremazia tecnologica a stelle e strisce nel campo dei semicondut- tori, Intel ha posto fine ai suoi ambiziosi piani di espansione industriale nel Vecchio Continente. Il nuovo CEO della società, Lip-Bu Tan, ha ufficialmente reso noto la cancellazione dei progetti relativi alle me- ga-fabbriche che avrebbero dovuto sorgere in Germania e in Polonia. Dopo la sospensione dei progetti, annunciata lo scorso anno, la decisione è divenuta ora irreversibile. Si tratta di un duro colpo soprattutto per la Germania, il cui Governo aveva stanziato 10 miliardi di euro di sovvenzioni pubbliche per il sito di Magdeburgo che, grazie alla capacità di produrre chip da 2 nm, sarebbe dovuto diventare una delle punte di diamante della strategia europea per la sovranità digitale. Quello dei siti produttivi non è l’unico taglio annunciato da Intel. La società di Santa Clara si sta preparando a uno sfoltimento del personale su larga scala: per la fine del 2025 i dipendenti dovrebbero scendere a 75.000, contro gli oltre 100.000 dell’anno precedente. Anche il sito in Costa Rica subirà un ridimensio- namento, con un trasferimento delle operazioni in Vietnam e in Malesia. Con queste operazioni, Intel si pone l’obiettivo di tornare protagonista nel settore dei chip avanzati, soprattutto quelli per l’intelligenza artificiale, che a oggi la vede perdente sia sul fronte della progettazione, dominata da Nvidia (che ha conquistato la prima posizione nella top ten dei semiconduttori) sia su quella della produzione, saldamente controllata da Tsmc. Per l’Unione Europea, che attualmente produce meno del 10% dei semiconduttori su scala globale, si tratta di una brusca battuta d’arresto, che rischia di compromettere seriamente l’obbiettivo del “Chips Act”, che prevede il raddoppio della produzione europea di chip entro il 2030. Come ricordato più volte, inoltre, nel Vecchio Continente vengono realizzati chip utilizzando tecnologie mature, destinati essenzialmente ai mercati automotive e industriale, mentre i chip più avanzati, indispen- sabili in settori cruciali quali l’intelligenza artificiale, la sanità e la difesa, provengono dagli Stati Uniti o dalle regioni asiatiche. Secondo un recente rapporto stilato dalla Commissione Europea, entro il 2030 l’Europa dovrà importare oltre otto milioni di wafer di semiconduttori all’anno, principalmente dalla Cina e da altri produttori asiatici. Il nostro Continente non dispone di fabbriche e di forza lavoro qualificata per competere con l’Asia e gli Stati Uniti nella produzione di chip avanzati. Anche se sono presenti realtà di primo piano, come Asml, nei Paesi Bassi, leader assoluto nelle attrezzature per la produzione di semiconduttori avanzati, ciò non ha comportato la creazione di fonderie in grado di competere con la taiwanese TSMC o la coreana Samsung nei processi a 2 e 3 nm. Senza nuove capacità locali, la dipendenza dalle importazioni dall’Asia non potrà che aumentare, aggravando l’esposizione alle sempre più frequenti perturbazioni globali. Filippo Fossati Editoriale Editoriale Europa: la retromarcia di Intel
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