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MERCATI ELETTRONICA OGGI 528 - SETTEMBRE 2025 24 ha infatti firmato un ordine esecutivo con il quale ha limitato le esportazioni delle tecnologie per la IA più avanzate in più della metà dei paesi membri dell’Unione Europea. Sarà difficile costruire nuovi supercomputer se mancheranno i componenti principali dedicati al calcolo. Nei giorni scorsi ab- biamo parlato del progetto ‘Dare’ sostenuto da EuroHPC e che mira a creare CPU e acceleratori per la IA completamente europei basati sull’architettura open source RISC V. La ricerca e la speri- mentazione in questa direzione è però già iniziata da tempo con il progetto EU Pilot (acronimo ricorsivo che sta per Pilot using In- dependent, Local and Open Technologies). Lo scorso luglio sono stati condotti con successo i test sui primi chip a 12nm. Nei prossi- mi mesi dovrebbe essere realizzato un test di un sistema completo, raffreddato a liquido per immersione. Quanto tempo servirà per avere un processore made in EU com- petitivo? “In 5-10 anni l’approccio open di Risc V può essere competitivo, insieme con l’offerta Arm – dice nel panel dedicato alle tecnologie Cristina Silvano, docente di Scienza e ingegne- ria dell’Informazione al Politecnico di Milano, aggiungendo però che – il codesign con i produttori hardware sarà fondamentale per sfruttare le architetture il più possibile e ottenere il massimo in termini di efficienza energetica, con prestazioni misurate in flops per secondo per watt”. Altrettanto importante sarà il ruolo del software, in particolare di compilatori ottimizzati e nuove librerie per aiutare il lavoro degli sviluppatori e utenti, sottolinea Teresa Cervero, Leading Research Engineer al Barcelona Supercomputing Center. Se è vero che l’Europa, in questo momento, dipende dai chip ame- ricani, va però anche ricordato che per la loro produzione gli USA dipendono da un fornitore e una tecnologia che sono esclusivi dell’Europa. Parliamo dell’olandese ASML e della sua tecnologia litografica a Ultravioletti Estremi per la produzione dei wafer di si- licio più avanzati. La partita, insomma, è ancora aperta. Quantum Computing, rincorsa possibile Se nel settore delle CPU e GPU tradizionali il divario tecnologico con Stati Uniti e Cina è molto ampio, il Quantum Computing è ancora un settore nel pieno della fase di ricerca e sviluppo e in cui l’Europa ha ancora carte da giocare. Per questo motivio, EuroHPC ha deciso di sostenere sei diversi progetti che seguono filoni di ricerca differenti tra loro, per testare ogni possibile alternativa. I Quantum Computer che sorgeranno in Repubblica Ceca, Francia (dove sono già in fase di calibra- zione), Germania, Italia, Polonia e Spagna saranno basati sulle tecnologie con qbit a superconduttori in diverse tecnologie, qbit fotonici e ad atomi neutri. La sperimentazione potrebbe anche non terminare con un model- lo vincente, ma rivelare che alcune di queste tecnologie sono più adatte a un certo tipo di calcoli, mentre altre si adattano meglio a elaborazioni differenti. Il Vecchio continente si svecchia? Assonnata, innamorata delle regole, soggiogata alla burocrazia, con una produttività limitata dai sindacati, incapace di innova- re… In molti ambienti è questa la narrazione che viene propa- gandata nel descrivere il rapporto dell’Europa con la tecnologia di frontiera. Ebbene, negli ultimi anni gli avanzamenti nel settore del super- computing sono stati fatti a un ritmo davvero invidiabile, riuscen- do a coordinare enti eterogenei e superando gli ostacoli buro- cratici. Certo, il terreno da recuperare è ancora molto, ma la traiettoria è quella giusta. Per convincere i critici servirà anche un po’ più di determinazione e un filo di arroganza nel comunicare meglio i traguardi raggiunti. Nei tanti poster presenti nelle hall venivano elencati progetti e realizzazioni dei quali non si parla abbastanza (uno su tutti DestinE, il gemello digitale della Terra che ha appena aperto i suoi primi servizi al pubblico. Secondo altri osservatori, anche autorevoli, il modello EuroHPC – un consorzio con molte voci e altrettanti interessi – non è adat- to alla ricerca di frontiera. Servirebbe un’istituzione più simile al Cern, in cui gli scienziati possono decidere in autonomia la dire- zione da imprimere alle loro ricerche. È sicuramente una prospet- tiva allettante, ma è fuori di dubbio che in questo momento sia necessario costruire infrastrutture e tecnologie concrete in tempi molto brevi per preparare l’Europa a rispondere alle sfide di uno scenario globale in frenetica evoluzione. O involuzione, sarebbe forse meglio dire. Il corridoio con esposti alcuni componenti dei diversi progetti in corso è stato scherzosamente chiamato “Quantum Tunnel”

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