Semiconduttori: Seul punta alla supremazia

Pubblicato il 21 maggio 2021

Decisamente ambizioso il piano messo a punto dal Governo di Seul che prevede nel decennio un investimento pari a 450 miliardi di dollari per la ricerca e la produzione nel campo dei semiconduttori. La maggior parte di questo importo verrà dalle aziende, 153 in tutto con Samsung e SK Hynix in testa, mentre il Governo sudcoreano interverrà con una massiccia campagna di agevolazioni fiscali e realizzazione di infrastrutture.

“L’intero settore dei semiconduttori sta affrontando un momento di svolta – ha affermato il presidente sudcoreano Moon Jae-in – ed è il momento di pensare a un piano strategico e di investimento sul lungo periodo.

Il mercato dei chip, d’altra parte, sta vivendo un momento di forte crescita: Secondo la società di ricerche IDC quest’anno si dovrebbero toccare i 522 miliardi di dollari, con un incremento di 12,5 punti percentuali rispetto al 2020.

I semiconduttori, sempre più strategici, sono diventati una priorità per i Governi di tutto il mondo, preoccupati in misura sempre maggiore per la dipendenza tecnologica da questi prodotti.

La risposta degli Usa…

Appena insediato, Joe Biden ha ricevuto una lettera da parte dei big dell’industria dei semiconduttori, coordinati da SIA (Semiconductor Industry Association) in cui viene evidenziata l’importanza strategica dei semiconduttori in settori chiave – trasporti, comunicazioni, energia solo per citarne alcuni – e la necessità di assicurare l’indipendenza produttiva. D’altra parte, anche la situazione delle fabbriche negli Stati Uniti non è delle più brillanti: se nel 1990 gli Stati Uniti producevano il 37% del fabbisogno di chip a livello mondiale, oggi questa percentuale è scesa al 12%. Da qui la richiesta di attrarre nuovi investimenti in fabbriche di chip sul suolo americano, invertendo una rotta che è stata seguita forse troppi anni.

…e dell’EU

L’unione europea, dal canto suo, sta lavorando a un’alleanza europea dei chip focalizzata sulla progettazione e produzione di chip con tecnologie comprese tra 10 e 20 nm. Uno dei big del Vecchio Continente, STMicroelectronics, si è già chiamato fuori: il CEO della società, Jean-Marc Chery, pur accogliendo con favore l’iniziativa, ha dichiarato che non ha rilevanza per il colosso italo-francese.

Più possibilista il Ceo di Infineon, che ha sottolineato l’importanza di dar vita a un’alleanza europea che includa tutti gli attori interessati, aziende e centri di ricerca, in grado di ridare impulso alla microelettronica in Europa. Un’Europa che attualmente vale l’8% del mercato globale dei chip e si pone l’obiettivo di produrre almeno un quinto dei chip su scala globale entro il 2030.

L’altro grande player europeo, NXP, ha confermato di aver discusso con i rappresentanti dell’Unione europea ma non ha divulgato nessun dettaglio sugli orientamenti dell’azienda a questo proposito.

 

Filippo Fossati



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