Circuiti integrati “Made in China”: l’obiettivo si allontana

Pubblicato il 27 maggio 2020

Secondo il rapporto di IC Insight la produzione domestica di chip sarà di circa un terzo rispetto all’obiettivo previsto del 70% previsto per il 2025.

L’ultimo “2020 McClean Report” di IC Insights (a breve è previsto un aggiornamento) relativo al mercato cinese dei chip evidenzia che la produzione di circuiti integrati in Cina nel 2019 ha rappresentato il 15,7% del suo totale mercato che, a valore, si è attestato intorno ai 125 miliardi di dollari; si tratta di una percentuale in leggero aumento rispetto al 15,1% registrato cinque anni prima, nel 2014. Come mostrato nella Figura 1, IC Insights prevede che questa quota aumenterà di 5 punti percentuali toccando quota 20,7% nel 2024 (in media parliamo di una crescita annua di un punto percentuale).

 

Figure 1

 

Il rapporto segnala comunque che dovrebbe essere fatta una netta distinzione tra il mercato cinese dei circuiti integrati e la produzione di circuiti integrati realizzata in loco nel Paese. Come spesso affermato dalle analisi della società di ricerca, anche se dal 2005 la Cina è il più grande consumatore di IC, ciò non significa necessariamente che si traduca in futuro in aumenti significativi della produzione di questi dispositivi all’interno della stessa Cina.

Dei 19,5 miliardi di dollari di IC realizzati nel Paese lo scorso anno, le società con quartier generale in Cina sono responsabili solo di una parte, pari a 7,6 miliardi di dollari (38,7%). E questo anche perché esse rappresentano solo il 6,1% del mercato dei circuiti integrati del Paese, valutato 124,6 miliardi di dollari. TSMC, SK Hynix, Samsung, Intel e altre società straniere che hanno fabbriche di wafer situate in Cina hanno prodotto il resto. IC Insights stima che dei 7,6 miliardi di dollari di IC prodotti da società con sede nel Paese, circa 1,8 miliardi provengono da IDM mentre 5,8 miliardi da fonderie come SMIC.

Se nel 2024 la produzione locale di IC salisse in Cina a 43,0 miliardi come previsto da IC Insights, continuerebbe comunque a rappresentare ancora solo l’8,5% del mercato globale dei circuiti integrati, che per il 2024 si stima toccherà i 507,5 miliardi di dollari. Anche nel caso in cui alcuni produttori locali dovessero raggiungere un margine soddisfacente, nel 2024 la produzione di IC in Cina continuerebbe a rappresentare probabilmente solo circa il 10% del mercato globale. Questi, in sintesi, i dati relativi al 2019:

 

* Mercato mondiale dei circuiti integrati: 358,4 miliadi di dollari
* Mercato cinese dei circuiti integrati: 124,6 miliardi di dollari

* Produzioni di circuiti integrati realizzati in Cina: 19,5 miliardi di dollari
* % del mercato WW dei circuiti integrati: 5,4%
* % del mercato dei circuiti integrati cinese: 15,7%

* Produzione di circuiti integrati di aziende con HQ in Cina: 7,6 miliardi di dollari
* % della produzione totale di circuiti integrati in Cina: 38,7%
* % del mercato WW dei circuiti integrati: 2,1%
* % dei mercato dei circuiti integrati cinese: 6,1%

 

Attualmente, la produzione di IC in Cina dovrebbe mostrare un CAGR 2019-2024 molto elevato (pari infatti al 17%). Tuttavia, considerando che la produzione locale lo scorso anno è stata di soli 19,5 miliardi di dollari, questa crescita ha un punto di partenza relativamente limitato. Nel 2019, SK Hynix, Samsung, Intel e TSMC erano i principali produttori stranieri di circuiti integrati che avevano una significativa capacità produttiva sul territorio del colosso asiatico.

Il ruolo dei produttori stranieri

Ma IC Insights ritiene che le società straniere continueranno ancora a essere pars magna nella produzione di circuiti integrati per la Cina, e questo nonostante start-up cinesi come YMTC e CXMT abbiano avviato una produzione locale. Secondo IC Insights, quindi, almeno il 50% della produzione di circuiti integrati nel Paese ancora nel 2024 arriverà da società straniere come SK Hynix, Samsung, Intel, TSMC, UMC e Powerchip con stabilimenti in Cina.

Sulla scia delle tariffe e delle tensioni commerciali tra Cina e Stati Uniti, i funzionari governativi e i rappresentanti delle società hanno raddoppiato la loro volontà di far crescere rapidamente e in modo significativo il business nazionale dei circuiti integrati, al fine di ridurre la dipendenza del colosso asiatico dai dispositivi a semiconduttore fondamentali, attualmente forniti da società con sede negli Stati Uniti e in altri paesi.

Il mercato delle memorie

Nel mercato specifico delle memorie, si è diffusa la voce che la Cina è “inarrestabile” e che presto arriverà al pari dei leader di settore – Samsung, SK Hynix e Micron. A questo punto è utile fare alcune considerazioni.

Prendiamo ad esempio il primo fornitore locale di DRAM locale, Changxin Memory Technologies (CXMT): ebbene, questo ha iniziato la produzione delle sue prime DRAM, peraltro limitata, solo nel 4° trimestre del 2019. Inoltre, CXMT ha poche migliaia di dipendenti e un budget di spesa di circa 1,5 miliardi di dollari all’anno. Dall’altro lato, invece, abbiamo Micron e SK Hynix con oltre 30.000 dipendenti ciascuna e Samsung, che si stima impieghi, nella sola divisione memorie, oltre 40.000 addetti. Inoltre, nel 2019, la spesa in conto capitale combinata di Samsung, SK Hynix e Micron è stata di 39,7 miliardi di dollari. Questi numeri fanno sicuramente la differenza.

Mentre la Cina continua a fare grandi investimenti nella sua infrastruttura di produzione di memoria e ha sviluppato alcune innovazioni progettuali nel tentativo di evitare potenziali controversie sui brevetti, IC Insights rimane estremamente scettico sul fatto che – anche nei prossimi 10 anni – il paese possa sviluppare internamente una grande industria competitiva nel settore delle memorie.

Un problema importante che molti osservatori sottovalutano è la carenza di tecnologie a semiconduttore al di fuori del settore delle memorie. In altre parole, al momento non esistono produttori cinesi impegnati nei settori dei dispositivi analogici, a segnale misto, MPU per server, MCU o integrati per applicazioni specialistiche. La conseguenza è che queste categorie di prodotti,  – che hanno rappresentato oltre la metà del mercato cinese dei circuiti integrati dello scorso anno – sono ancora oggi appannaggio di produttori stranieri che possono vantare un know how collaudato e contare su migliaia di dipendenti.

Secondo IC Insights, ci vorranno decenni prima che le aziende cinesi diventino competitive nelle categorie di prodotti diverse da quelli delle memorie.

Attualmente, la Cina si sta impegnando a fondo per sviluppare una propria industria dei chip ma, per i motivi sopra indicati (non disgiunti dalla crescente difficoltà ad acquistare attrezzature avanzate per la produzione di semiconduttori) IC Insights ritiene che sia essenzialmente impossibile per questo Paese diventare autosufficiente per quanto concerne il fabbisogno di chip (di memoria e non). E l’orizzonte di questa previsione non si limita ai prossimi 5 anni, ma si estende tendenzialmente all’intero decennio.

Filippo Fossati



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