Gli organi artificiali diventano realtà

Aziende innovative come Carmat e Bivacor mirano a cambiare il paradigma da un solo cuore meccanico verso una soluzione più intelligente, con sensori embedded e intelligence

Pubblicato il 25 ottobre 2017

Sembra fantascienza, ma non lo è. Dopo decenni di sviluppo, gli organi artificiali sono pronti ad entrare nel mercato dei dispositivi medici. Un’innovazione che è la realizzazione di un sogno, ma soprattutto risolverà nel tempo il problema della carenza di donatori di organi umani.

Secondo una recente indagine realizzata da Yole Développement, il mercato degli organi artificiali dovrebbe chiudere il 2017 a 1,3 miliardi di dollari, ma è prevista una crescita CAGR del 20%  nei prossimi cinque anni, che lo vedrà toccare i  3,5 miliardi di dollari nel 2022.

“Questa crescita impressionante è determinata principalmente dall’eccezionale incremento dell’uso di pancreas artificiali, con una crescita CAGR del 49% tra il 2017 e il 2022”, commenta Marjorie Villien, analista di Yole Développement. “Il mercato dei dispositivi di assistenza ventricolare è già maturo e infatti mostra un CAGR del 9% nello stesso periodo. Per quanto riguarda il cuore artificiale, questo è un mercato che ancora deve svilupparsi, per questo dovrebbe registrare una crescita CAGR del 15% tra il 2017 e il 2022 “.

Tante sono le domande che ci si pone. Innanzitutto quali sono le principali sfide tecniche e le problematiche del mercato?  E quali le aspettative degli utenti finali?

Il trapianto di organi è spesso l’unica terapia risolutiva ed è condizionata dalla disponibilità di organi per trapianto che, purtroppo, sono ancora largamente insufficienti rispetto alle necessità, come il fegato, il rene e l’insufficienza cardiaca. Tragicamente, la maggior parte della gente in lista d’attesa muore prima di ottenere un organo. Quindi, il sogno di sviluppare organi artificiali di parti elettroniche e meccaniche non è nuovo, ma se ne parla ormai da tempo. Il primo trapianto di cuore artificiale è stato negli anni 80, ma da allora pochi miglioramenti hanno reso questi dispositivi più efficienti.

Aziende innovative come Carmat e Bivacor mirano a cambiare il paradigma da un solo cuore meccanico verso una soluzione più intelligente, con sensori embedded e intelligence.

“Gli organi artificiali fatti di elettronica, intelligenza e meccanica sono i primi passi”, spiega Marjorie Villien di Yole. “I prossimi passi logici sono quello di costruire organi che utilizzano tessuti biologici, ma il primo cuore ‘bio-printed’ non sarà probabilmente impiantato prima del 2040”.

La prossima fase di sviluppo riguarderà il diabete che colpisce ogni Paese, colpendo oggi più dell’8% della popolazione mondiale. Il mercato del pancreas artificiale sperimenterà quindi un’enorme crescita CAGR nell’ordine del 49% nei prossimi cinque anni.

In 5-10 anni sarà il caso dei polmoni artificiali e dei reni. I primi dispositivi commercialmente riconosciuti saranno sistemi portatili come il sistema Wakeable Artificial Kidney Foundation (WAKFI). Poco dopo il primo rene portatile, dovremmo vedere un salto di un dispositivo impiantabile come quello sviluppato dal progetto rene all’Università di California, San Francisco e Vanderbilt University. Gli organi artificiali combinano molti vantaggi, oltre alla disponibilità, inclusi meno problemi di compatibilità, eliminando le preoccupazioni etiche nei confronti del traffico di organi e riducendo i costi.

“Portare un nuovo organo artificiale sul mercato è un progetto molto lungo e costoso”, commenta Asma Siari di Yole. Il tempo medio di sviluppo per una tale tecnologia complessa è di circa 15-25 anni in aggiunta ai cinque o dieci anni di test e approvazione dalle autorità. Questi lunghi ritardi spiegano perché alcune aziende non hanno mai investito negli organi artificiali. Gli investitori devono essere pazienti e gli sviluppatori decisi a portare una tale tecnologia al mercato.

Antonella Pellegrini



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